Storia del pane e delle uova in Italia
Dalle botteghe del pane alle industrie delle uova: tappe e persone che hanno plasmato la filiera italiana raccontate con rigore e fonti storiche.
La redazione di Grano e TerritorioPubblicato il Lettura 8 min

Se compri il pane ogni giorno e vuoi capire da dove viene, qui trovi la sua lunga storia e le regole che lo definiscono in Italia. Il pane nasce da farina, acqua e lievito, con l'eventuale aggiunta di sale, e prende forma dopo fermentazione, formatura, lievitazione e cottura in forno. Puoi considerarlo un alimento semplice che cambia con i cereali e con le tradizioni locali.
Cosa tiene insieme farina, acqua e lievito
Quando impasti farina normale o integrale con cereali e acqua, ottieni una base che puoi presentare in modi diversi e arricchire secondo gli usi del luogo. La lievitazione rende la mollica morbida e la cottura fissa la forma. Il pane azzimo segue un'altra strada, perché non lievita e si presta a una lunga conservazione. Diverso ancora è il biscotto del marinaio, detto anche galletta, che risulta cotto due volte e si conserva anche per mesi, ed è legato alla marineria a vela. Se vivi in Umbria, Marche o Toscana, conosci già pani senza sale, mentre in vari paesi mediorientali il pane senza sale è più diffuso. Quando il pane è basso, puoi usarlo come base per condimenti, e gli esempi regionali italiani citati sono la pizza napoletana, la focaccia genovese e la piadina romagnola.
Quale pane cuoceva su pietra rovente
Il pane più antico di cui si abbia certezza risale a circa il 12000 a.C. ed è stato ritrovato in Giordania. Lo preparavano macinando fra due pietre una miscela di cereali, mescolandola con acqua e cuocendo l'impasto finale su una pietra rovente. Puoi immaginare un gesto diretto, senza forno e senza lievito moderno. Uno dei più antichi pani non cotti e lievitati è stato rinvenuto a Çatalhöyük nel 2025 e risale al 6600 a.C. La pagina Wikipedia sul pane non pubblica dati sull'industria delle uova. Negli scavi di Pompei è stata ritrovata una forma di pane, e un modello con scena di panificazione del primo periodo intermedio dell'Egitto, dopo il 2090 a.C., è conservato al Museo Egizio di Torino.
Perché gli Egizi lasciavano l'impasto all'aria
Intorno al 3000 a.C. gli Egizi perfezionarono la lievitazione. Lasciavano un impasto all'aria e lo cuocevano il giorno dopo, e ne risultava un pane più soffice e fragrante. Per gli Egizi il pane non era solo fonte di cibo ma anche di ricchezza. Per chi fa la spesa oggi, questo passaggio spiega perché la lievitazione resta centrale. Dall'Egitto l'arte della panificazione passò in Grecia. Puoi approfondire il percorso nella scheda storica sul pane che raccoglie tappe e varianti regionali.
Perché gli Ebrei mangiano pane azzimo
Gli Ebrei mangiano pane azzimo, Matzah, in occasione della commemorazione dell'esodo dall'Egitto. L'uso del pane non lievitato è simbolo dell'accingersi a intraprendere il viaggio, data la rapidità della preparazione, e indica l'ottima possibilità di conservazione di tale tipo di pane. In ricordo dell'Ultima Cena di Gesù, il pane azzimo sotto forma di ostie viene utilizzato nell'Eucaristia da alcune confessioni cristiane, come i cattolici di rito latino e i luterani, mentre altre chiese, fra cui riformate e ortodosse, utilizzano pane lievitato. Se osservi queste scelte, vedi come lo stesso alimento possa portare significati diversi.
Quante qualità di pane facevano i Greci
I Greci divennero ottimi panificatori e ne producevano più di 70 qualità. Aggiunsero alle ricette di base ingredienti come latte, olio, formaggio, erbe aromatiche e miele. Furono anche i primi a preparare il pane di notte. Un tempo nelle campagne ogni famiglia o gruppo di famiglie faceva il pane in casa. Puoi leggere questa abitudine come una risposta pratica ai tempi del forno e del lavoro nei campi. Oggi la filiera dal grano al pane organizza le stesse fasi su scala diversa, dal campo alla tavola.
Quando il pane diventa companatico
Il pane di frumento è il pane dei paesi occidentali, quindi dell'Europa temperata, con diffusione verso le Americhe attraverso le popolazioni di origine europea. Ha un posto fondamentale nella tradizione mediterranea come componente primario dell'alimentazione, al punto che il termine stesso può diventare sinonimo di cibo o di nutrimento, non necessariamente fisico. Nella cucina più antica si usava il termine cumpanaticum, oggi companatico, per indicare ogni preparazione che poteva accompagnarsi al pane. Nei paesi freddi del nord Europa è spesso diffuso il pane di segale, cereale molto più resistente del frumento al freddo e adatto a estati brevi. Il pane di segale ha sapore più grezzo del pane di frumento, ma è molto ricco di proteine, e la vulnerabilità della segale alla segale cornuta è una delle cause del fuoco di Sant'Antonio. Tra i pani citati in Europa trovi baguette, grissini, piadina romagnola, bretzel, pane di segale, pane dolce europeo e pani tipici di Spagna e Grecia.
Cosa dice la legge italiana sul tuo pane
In Italia la legge stabilisce caratteristiche ed eventuali denominazioni con il decreto del Presidente della Repubblica n. 502 del 30 novembre 1998, che modifica la legge n. 580 del 4 luglio 1967. Tale decreto prevede IVA al 4 per cento per il pane normale e per quello speciale prodotto con aggiunta di burro, olio di oliva, strutto, latte, zibibbo, uve passe e fichi, mentre con altri ingredienti si applica IVA al 10 per cento. Il contenuto in acqua del pane a cottura completa, qualunque sia il tipo di sfarinato impiegato, con sola eccezione del pane prodotto con farina integrale per il quale è consentito un aumento del 2 per cento, è stabilito in base alla pezzatura. Fino a 70 grammi il limite è il 29 per cento, da 100 fino a 250 grammi è il 31 per cento, da 300 fino a 500 grammi è il 34 per cento, da 600 fino a 1000 grammi è il 38 per cento, oltre 1000 grammi è il 40 per cento, e per le pezzature intermedie vale l'interpolazione fra i due valori limite. Le caratteristiche analitiche del pane devono identificarsi con i tipi di farina usati, con tolleranza di 0,05 sul contenuto in ceneri rispetto agli sfarinati impiegati. Fino al 2006 le aperture di nuovi impianti erano regolate dalle camere di commercio con licenza di esercizio, mentre con il Decreto Bersani l'impianto di un nuovo panificio, il trasferimento o la trasformazione di panifici esistenti sono soggetti a Dichiarazione di inizio attività.
Diretto, semidiretto o indiretto: quale impasto scegli
Non esiste un metodo unico per la preparazione del pane. Il metodo diretto impasta tutti gli ingredienti in un'unica fase. Il metodo semidiretto impasta tutti gli ingredienti in un'unica fase aggiungendo lievito o pasta di riporto, che è un pezzo di pasta lievitata il giorno precedente. Il metodo indiretto prevede due fasi, con un preimpasto di acqua, lievito e farina chiamato biga o biga liquida a seconda della proporzione e della consistenza, lasciato fermentare da 4 a 48 ore, e una seconda fase con tutti gli altri ingredienti. I vantaggi del metodo indiretto sono gusto e profumo più intensi, alveolatura più sviluppata con i buchi nella mollica, prodotto più digeribile, durata di conservazione più lunga, riduzione dei tempi di fermentazione dell'impasto finale e migliori caratteristiche strutturali e meccaniche con una pasta più facile da lavorare. Gli svantaggi sono maggiori difficoltà di preparazione, tempi più lunghi e monitoraggio costante delle temperature. I processi principali sono impasto, puntatura, spezzatura e formatura, lievitazione e cottura. Le ricette più diffuse prevedono circa due parti di farina di frumento e una di acqua, in parte con lievito fresco e in parte da impasto precedente con lievito naturale o pasta madre, con varianti di mais, segale o soia e legumi, e con condimenti come olio, burro e strutto. In tempi recenti è più diffusa la sostituzione del lievito naturale con lievito di birra per una lavorazione più rapida. Una volta preparato, il pane veniva avvolto in un panno e lasciato lievitare per due o tre giorni in un luogo fresco e asciutto, e il pane morbido si conservava per alcune settimane. Numerosi tipi sono riconosciuti come prodotti agroalimentari tradizionali, DOP o IGP. Per gestire il pane avanzato puoi leggere i consigli su come conservare il pane fresco in casa.
Cosa mangiano al posto del pane in America, Africa e Asia
In America, prima della conquista europea, i carboidrati di base venivano soprattutto dal granturco o mais, in varietà e preparazioni ad alta capacità nutritiva, mentre nelle zone di montagna era ed è presente la quinoa, che a rigore non è un cereale. Altri alimenti ricchi di carboidrati, diversi dai cereali e inadatti alla preparazione del pane, erano e sono quelli derivati dalla patata, dall'ulluco e dall'oca o oca, con uso sostitutivo del pane che rende non necessaria l'alimentazione a base di pane. In Africa e nelle zone calde del sud-ovest asiatico è spesso usato pane di miglio o di sesamo, e in specifiche località africane è presente il pane di teff, perché in quelle regioni si trovano le condizioni ottimali di coltivazione. Nel sud-est asiatico e in India, Corea, Cina e Giappone esiste l'uso di fare pani o derivati ricchi di carboidrati con il riso, sempre per motivi climatici legati alla coltivazione. Nel continente asiatico si trovano pani in forme diverse, di forma piatta o di panetti solidi compatti o cremosi o gelatinosi, lievitati o non lievitati, fermentati da batteri acidificanti o trasformati da miceti. Le fermentazioni sono spesso complesse, con erbe, fermenti, semi, legumi e proteine da carni o pesce su ricette tradizionali, e hanno soprattutto una funzione di arricchimento nutritivo o organolettico e di passaggio di componenti importanti in un cibo conservabile, utile dove i nutrimenti pregiati sono rari e i sistemi di conservazione preziosi. Il pane diventa così base di un prodotto più complesso. Se visiti il territorio umbro intorno a Terni, puoi osservare come clima e colture guidino ancora le scelte di farine e formati.